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giovedì, novembre 30, 2006
la pinacoteca impossibile
Paul Cézanne
autore: Paul Cézanne
titolo: La rupe rossa
anno: 1900
dimensioni: olio su tela; 91 x 66
proprietà: Parigi, Musée de l'Orangerie
mercoledì, novembre 29, 2006
nobel per la letteratura
1949 William Faulkner (USA)
"La mia esperienza mi ha insegnato che le uniche cose di cui avevo bisogno per lavorare erano carta, tabacco, cibo e un pò di whisky".
martedì, novembre 28, 2006
il brano
Hermann Hesse dal racconto L'uomo con molti libri
Poi l'uomo dei libri trovò un librone intitolato Anna Karenina, e poi le poesie di Richard Dehmel. E trovò, poco dopo, i libri di Dostoevski. Da quando aveva cominciato con Shakespeare era come se la poesia lo rincorresse, come se per magia gli si facesse incontro, qua e là, non appena cominciava ad avvertire un vuoto, proprio quello che adesso poteva dirgli qualcosa, e trascinarlo. Su quei lbri russi pianse e trascorse notti insonni, scaraventò Orazio lontano da sé e dette via una gran quantità dei suoi vecchi libri. Una volta gliene capitò in mano uno latino che in passato stimava ben poco. Lo mise da una parte e tosto lo lesse. Erano le Confessioni di Agostino. Da quello tornò a Dostoevski. Un giorno, verso sera, che era esausto dal gran leggere e gli facevano male gli occhi - non era più tanto giovane - si immerse in profonde riflessioni. Su uno dei suoi alti scaffali c'era, da parecchio tempo, un'iscrizione dorata con quelle parole greche che significano: "Conosci te stesso!". Quelle parole cominciarono a lavorare in lui. Infatti non si conosceva, da tempo non sapeva più niente di se stesso. Adesso ripercorse a ritroso ogni traccia percettibile, cercò fervidamente i tempi in cui un verso di Orazio lo rapiva e un canto di Pindaro lo rendeva beato. Allora, a partire da quei libri antichi, aveva avvertito in sé quel che si chiama umanità; era stato, tra i suoi poeti, eroe, signore e saggio, aveva stabilito leggi e quelle leggi rispettato; nella sua magnifica dignità lui, l'uomo, era emerso dal groviglio della natura priva di anima, verso la chiara luce.
lunedì, novembre 27, 2006
Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts
Sally: chi sono tutti quei tipi che passano in auto?
Charlie Brown: sono persone che vanno al lavoro...
Sally: lavoro?
Charlie Brown: Un tempo aspettavano il bus della scuola come noi... ora devono andare al lavoro tutti i giorni per il resto della vita...
Sally: santo cielo! Chi ha avuto l'idea?
domenica, novembre 26, 2006
il mio microgiallo da sms
Il pescatore fu ucciso per errore durante una battuta di caccia. Ora sapeva cosa vuol dire essere un pesce fuor d'acqua.
(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)
sabato, novembre 25, 2006
venerdì, novembre 24, 2006
Quino e la sua Mafalda
Mafalda: All'asilo danno un titolo di studio, mamma?
mamma: Ma no! Figurati che idea!
Mafalda: allora quando l'avrò finito non dovrò... che sollievo! Ti giuro che così piccola non volevo, mamma non volevo.
mamma: non volevi cosa?
Mafalda: dover andare all'estero come tutti quelli che hanno un titolo di studio.
giovedì, novembre 23, 2006
la mia londra a colori

hamley's (scale mobili)
(foto akio, dicembre 2004)
mercoledì, novembre 22, 2006
il brano
Bruce Chatwin da Le Vie dei Canti (Adelphi editore - trad. Silvia Gariglio)
Nuristan, Afghanistan, 1970
I villaggi del Nuristan sono abbarbicati alle montagne, ad angolazioni talmente vertiginose che la funzione di strade è assolta da scale a pioli di legno di cedro. Gli abitanti hanno i capelli biondi e gli occhi azzurri, e girano con asce da guerra di ottone. Portano cappelli piatti, giarrettiere incrociate sulle gambe e un tocco di kohl su ogni palpebra. Alessandro li prese per una tribù di greci dispersa da tempo, i tedeschi per una tribù di ariani. I nostri portatori avevano un'aria servile e infida: si lamentavano di continuo che i loro poveri piedi non potevano fare un passo di più e lanciavano occhiate invidiose alle nostre scarpe. Alle quattro volevano che ci accampassimo vicino a un gruppo di case diroccate e in ombra, ma noi insistemmo per inoltrarci ancora nella valle. Dopo un'ora raggiungemmo un villaggio circondato da alberi di noce. I tetti erano arancioni di albicocche messe a seccare al sole. In un prato giocavano bambine con abiti tinti di rosa con la robbia. Il capo del villaggio ci accolse con un sorriso franco e aperto. Si unì poi a noi un giovane satiro barbuto, con una coroncina di foglie di vite e fiori di campo sui capelli, che da una fiasca di pelle ci offrì un goccio di aspro vino bianco.
"Ci fermiamo qui" dissi al capo dei portatori.
"No, qui no" disse lui.
Aveva imparato a parlare inglese nel bazar di Peshawar.
"Si, qui" dissi io.
"Questi uomini sono lupi" disse lui.
"Lupi?".
"Si, lupi".
"E quelli di quel villaggio?" domandai indicandone un altro dall'aspetto desolato a un chilometro e mezzo da noi.
"Quelli sono uomini" disse.
"E quelli del villaggio ancora dopo? Sono lupi, vero?".
"Lupi" annuì lui.
"Non dire fesserie!".
"Non sono fesserie, sahib" rispose.
"Certi uomini sono uomini e certi altri sono lupi".
martedì, novembre 21, 2006
un pessoa ogni tanto
Nessuna epoca trasmette alla successiva la propria sensibilità; le trasmette solo l'intelligenza che di tale sensibilità ha avuto.
Quanto a emozione siamo noi; quanto a intelligenza siamo altri. L'intelligenza ci disperde; per questo è attraverso ciò che ci disperde che noi sopravviviamo. Ogni epoca consegna alle epoche seguenti solo quello che non è stata.
Fernando Pessoa
da Una sola moltitudine, vol I Adelphi editore
lunedì, novembre 20, 2006
Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts
Snoopy: Il cane in quella macchina è davvero stupido. Con la testa a penzoloni fuori dal finestrino e la lingua al vento... Non mi vedrete mai fare una cosa del genere in auto... Me ne starei seduto dritto con la cintura allacciata!
domenica, novembre 19, 2006
il mio microgiallo da sms
I tarli di un vecchio armadio divorarono il restauratore. Anche loro avevano l’istinto di conservazione.
(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)
sabato, novembre 18, 2006
ipse dixit
Si può scrivere un ottimo romanzo partendo da una struttura rigida e solida, la rigidità della regola fa sprigionare l'energia dell'immaginazione. Un pò come capita al sonetto, che è una forma poetica costrittiva da cui può emergere la poesia più bella. Penso al ritmo e al respiro di Shakespeare.
P.D. James
da Il Messaggero del 7/9/2006
venerdì, novembre 17, 2006
il post di Totò
Un razzo! Ma vi sembra il caso di razzolare a quest'ora nottambula? Io della luna, dei missìli, dei satelliti e di altri aggeggi del genere me ne infischio, anzi, me ne strainfischio. Io dico missìli perchè in casa comando io e l'accento lo metto dove mi pare.
Antonio de Curtis in arte Totò
da Parli come badi Rcs libri citando il film Totò sulla luna
giovedì, novembre 16, 2006
saltapagina
Il richiamo della foresta di Jack London
***
Buck non leggeva i giornali; altrimenti avrebbe saputo che c'erano guai in vista, e non soltanto per lui, ma per tutti i cani della costa che avessero muscoli forti e pelo lungo e caldo, tra lo stretto di Puget e San Diego. Poichè alcuni uomini, brancolando nelle buie profondità settentrionali, avevano trovato un metallo giallo, e le compagnie di navigazione e quelle di trasporto avevano date grande pubblicità al ritrovamento, migliaia di uomini si precipitavano verso il nord. Quegli uomini volevano dei cani, e volevano cani pesanti, con muscoli forti adatti alla fatica e una buona pelliccia per proteggersi dal gelo.
***
Di una cosa sola era contento: non aveva più la corda al collo. Quell'impsizione aveva dato agli uomini un ingiusto vantaggio, ma adesso che non l'aveva più, gliel'avrebbe fatta vedere lui. Nessuno gliene avrebbe messa al collo un'altra. Su questo era ben deciso.
***
Era sconfitto (lo sapeva); ma non spezzato. Aveva capito, una volta per tutte, che di fronte a un uomo con un bastone non c'era niente da fare. Aveva imparato la lezione e non la dimenticòpiù per tutta la vita. Quel bastone fu una rivelazione per lui. Lo introdusse nel regno della legge primitiva, e lui accolse e fece sua l'introduzione. I fatti della vita presero un aspetto più crudo, e lui affrontò quell'aspetto senza timore, ma con l'astuzia latente di una natura che era stata ridestata.
***
Non si era ancora ripreso dal trauma per la tragica fine di Curly quando ebbe un altro colpo. Francois gli sistemò addosso un insieme di cinghie e fibbie. Erano finimenti, come quelli che a casa gli staffieri mettevano ai cavalli. E così come aveva visto lavorare i cavalli, ora toccava a lui, trainando Francois e la sua slitta fino alla foresta ai margini della valle e tornando indietro con un carico di legna da ardere. Crudelmente offeso nella sua dignità per essere stato ridotto ad animale da tiro, Buck era tuttavia troppo saggio per ribellarsi. Si piegò al lavoro con buona volontà e fece del suo meglio, sebbene tutto fosse nuovo e strano.
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Il suo sviluppo (o regressione) fu rapido. Presto ebbe muscoli duri come il ferro e divenne sempre più insensibile a ogni comune forma di dolore. Imparò ad amministrarsi non solo in relazione al mondo esterno, ma anche all'interno del suo organismo. Ora mangiava qualsiasi cosa, per quanto disgustosa o indigesta; e il suo stomaco spremeva dal cibo la minima particella di nutrimento; e il suo sangue la convogliava fino ai più lontani tessuti del corpo rendendoli sempre più solidi. La vista e l'olfatto gli si acuirono notevolmente e più ancora l'udito; ormai riusciva a percepire il più piccolo rumore anche nel sonno e a distinguere se quel dato rumore significava pace o annunciava un pericolo.
***
Più tardi, i nove cani da slitta si ritrovarono insieme e cercarono rifugio nella foresta. Nessuno li inseguiva più, ma erano molto malridotti. Non uno che non fosse ferito in almeno quattro o cinque punti diversi, alcuni in modo grave.
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Era inevitable che ci fosse uno scontro per la supremazia. Buck lo voleva. Lo voleva perchè era nella sua natura volerlo, perchè era stato preso dall'inspiegabile orgoglio della pista e della tirella: quello che tiene i cani al lavoro fino all'ultimo respiro, che li spinge a morire contenti di essere ancora al tiro e a morire di crepacuore se ne vengono tolti.
***
Tutto quel ri bollire di antichi istinti che in periodi determinati spinge gli uomin lontano dalle città risonanti, nei boschi e nelle pianure, per uccidere con proiettili di piombo lanciati chimicamente, la bramosia del sangue, la smania di uccidere vibravano anche in Buck, ma erano in lui ben più connaturate. Alla testa del branco Buck correva dietro quella cosa selvatica, dietro quel cibo vivente, per ucciderla con i propri denti e bagnare il muso fino agli occhi nel sangue caldo.
***
Perrault venne a dare una mano. Per quasi un'ora gli uomini rincorsero il cane. Gli gettarono dei bastoni. Buck li evitò tutti. Maledirono lui, i suoi antenati prima di lui, la sua discendenza fino alla più lontana generazione dopo di lui, ognipelo del suo corpo e ogni goccia del suo sangue; a quelle imprecazioni Buck rispondeva ringhiando e portandosi fuori tiro. Non cercò mai di fuggire, ma arretrava girando attorno al campo, dimostrando chiaramente che, quando fosse stato accontentato, sarebbe tornato e sarebbe stato buono.
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Buck aveva un modo speciale di dimostrare il suo affetto, un modo che aveva quasi una nota d violenza. Afferrava la mano di Thornton tra i denti e stringeva forte, fino a lasciargli per qualche tempo i segni sulla pelle. Ma come Buck capiva che gli insulti erano parole d'amore, l'uomo capiva che quei finti mosrsi erano carezze.
***
Buck si era tuffato all'istante; dopo circa trecento metri, in mezzo a un vortice, raggiunse il padrone. Appena sentì che Thornton si era aggrappato alla sua coda, prese a nuotare verso la riva con tutta la sua splendida forza.
***
Così passarono i mesi, sempre su e giù per quella vastità nonnon segnata sulle carte dove non c'erano uomini, ma dove non c'erano uomini, ma dove pure dovevano essere stati, se la Capanna perduta esisteva. Attraversarono il crinale dei monti sotto i temporali estivi, rabbrividirono al sole di mezzanotte su montagne nude, tra la linea dei boschi e le nevi eterne, poi scesero nell'estate delle valli, tra sciami di mosche e zanzare, e all'ombra dei ghiacciai colsero fragole e fiori belli e maturi quanto quelli di cui poteva vantarsi il sud.
***
C'è una pazienza della foresta, ostinata, instancabile, persistente come la vita stessa, che trattiene per ore il ragno, immobile, nella sua tela, e il serpente nelle sue spire e la pantera nella tensione dell'agguato; è la pazienza caratteristica della vita quando caccia una preda viva; era la pazienza di Buck mentre restava ostinatamente affiancato al branco, ritardandone la marcia, irritando i maschi giovani, disturbando le femmine con i piccoli, rendendo folle di rabbia impotente l'alce ferito.
***
Da quel momento, di notte o di giorno, Buck non lasciòun solo momento la sua preda, non diede tregua all'alce, non gli permise mai di brucare le foglie degli alberi o le gemme dei salici e delle betulle. Nè permise all'alce ferito di placare la sua sete ardente nei rigagnoli che incontravano.
***
Allora si fece avanti un vecchio lupo, sparuto e coperto dalle cicatrici di molte battaglie. Buck increspò le labbra come per ringhiare, ma invece strofinò il naso contro quello dell'altro. Il vecchio lupo si accucciò, alzò il muso e proruppe nwl lungo ululato. Tutti gli altri si accucciarono come lui e come lui ulularono. Ora il richiamo giungeva a Buck con accenti inconfondibili. Anche lui si accucciò e ululò.
***
Mondadori editore, traduzione Fedora Dei
mercoledì, novembre 15, 2006
succede a... milano
mostra: I racconti a colori di Dino Buzzati
"Se scrivo un racconto cento volte la centesima sarà migliore della prima. Diversamente, quando dipingo una tela questa è viva, più ci lavoro, più la vita scompare".
Buzzati oltre che scrittore e giornalista è stato anche pittore. Milano gli dedica per il centenario dalla nascita (1906-1972) una mostra inaugurata ieri e che proseguirà fino al 28 gennaio presso la Rotonda di via Besana, 15. Questa è la presentazione pubblicata dal corriere.it (tratta da ViviMilano). Se fossi a Milano non me la perderei.
Dino Buzzati, «La balena volante», 1957, tempera su cartone, collezione privata
martedì, novembre 14, 2006
la poesia
Kikuo Takano
Gli occhi
Vago mezza giornata senza meta
a Roma nel parco di Villa Borghese.
Forse per ascoltare le cicale
senza parlare con nessuno?
Su ogni panchina vedo
una sola persona
che fissa gli occhi nel vuoto;
se cerca qualcosa, può darsi
che veda solo "il tempo" coi suoi occhi.
Uno è sdraiato supino sulla panca;
non fa nulla, o meglio fa finta
di non far nulla; forse osserva un pezzo
di cielo o la cima di un albero.
lunedì, novembre 13, 2006
Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts
Charlie Brown: Allora Lucy... cosa devo scrivere?
Lucy: Egregio editore... troverà qui allegata una vignetta politica che ho disegnato per il suo giornale...
Charlie Brown: Cosa ti fa pensare che la pubblicherà?
Lucy: la pubblicherà di sicuro... gli editori detestano perdere gli abbonati!
domenica, novembre 12, 2006
I casi lampo del commissario Eugenio Barzocco
Un tatuaggio troppo esplicito
commissario Eugenio Barzocco: Pronto?... Ora cosa c'è?
agente scelto Percaso Pasquale: Mi scusi commissario, lo so che a quest'ora sta seguendo la televendita di quadri ma... c'è stato un furto da Bulgàri. Hanno rubato... il...
commissario Eugenio Barzocco: ... il diamante zebrato.
agente scelto Percaso Pasquale: Si! Ma come fa a saperlo?
commissario Eugenio Barzocco: Uso le orecchie.
agente scelto Percaso Pasquale: Il ladro è ancora nella gioielleria. Quando ha rotto la teca è scattato l'allarme e si sono chiuse le porte blindate.
commissario Eugenio Barzocco: Quante persone ci sono?
agente scelto Percaso Pasquale: Una decina. Le faccio perquisire tutte?
commissario Eugenio Barzocco: No, non posso aspettare. Hanno messo all'asta un quadro del maestro Vertigine e devo fare l'offerta telefonica. E poi, perchè perquisire dieci persone se il ladro è uno?
agente scelto Percaso Pasquale: Giusto, commissario.
commissario Eugenio Barzocco: Percaso, nella gioielleria ci dovrebbe essere un ragazza tatuata sul braccio destro con la scritta LO VOGLIO.
agente scelto Percaso Pasquale: Si commissario, la vedo.
commissario Eugenio Barzocco: Passamela al telefono.
televenditore: Ma che aspettate a telefonare? Vi rendete conto? Un capolavoro del maestro Vertigine, che vale 45.000 euro, noi ve lo offriamo a 450 euro. Ma solo se chiamate subito!
ragazza tatuata: Pronto?
commissario Eugenio Barzocco: Signorina, non mi faccia perdere tempo. Tiri fuori il diamante zebrato.
ragazza tatuata: ma io...
commissario Eugenio Barzocco: ... lei martedì pomeriggio davanti alla vetrina di Bulgàri ha detto ad una sua amica: "Il diamante zebrato è il mio sogno. Un giorno di questi vengo e me lo porto via".
ragazza tatuata: LO VOLEVO! LO VOLEVO! LO VOLEVO!
commissario Eugenio Barzocco: E' stata sfortunata. Quel giorno io ero dietro di lei. Passeggiavo con mia nipote e ho colto l'occasione per mostrarle cosa lo zio non potrà mai regalarle. Mia nipote l'ha presa bene e guardando il suo tatuaggio sul braccio mi ha detto: "Non lo voglio".
televenditore: Congratulazioni! congratulazioni vivissime alla signora Concetta che si è aggiudicata il Vertigine per 450 euro!
agente scelto Percaso Pasquale: Commissario... la ragazza ha tirato fuori il diamante dalla custodia del lettore mp3 e grida LO VOLEVO! LO VOLEVO! LO VOLEVO! sbattendo i piedi.
commissario Eugenio Barzocco: Lo volevo, quel Vertigine. Anche se chiedere 450 euro per una sua opera giovanile è un furto.
il caso della salciccia lasciata a metà
sabato, novembre 11, 2006
in punta di blog
le ore interrotte
una ricreazione di matisse (da gustare anche i commenti)
le mollette sono in fila quasi tutte, tranne quelle sprecate
il graditissimo ritorno di wos
appunti (e link) di PiB in visita al Chicago Cultural Center
venerdì, novembre 10, 2006
Reg Smythe ed il suo ANDY CAPP
Flo: Ciao, vado!
Andy: Ciao!
Flo: Come mai non mi chiedi dove vado e perchè mi sono agghindata in questo modo?
Andy: perchè dovrei? Mi fido di te...e poi so che sei pazza di me!
Flo: Dimentica che a volte ho dei momenti di lucidità!
giovedì, novembre 09, 2006
wittgenstein
Quel libro è pieno di vita – non come un essere umano, ma come un formicaio.
Ludwig Wittgenstein
da Pensieri diversi – Adelphi editore
mercoledì, novembre 08, 2006
l’mms che è un piacere
tempo di castagne
martedì, novembre 07, 2006
il brano
Nathaniel Hawthorne dal racconto Il Maggio di Merry Mount (Newton & Compton editori - trad. Fausto Maria Martini)
Il Maggio non era mai stato decorato con tanto lieto sfarzo come in quel tramonto di mezz'estate. Questo venerato emblema era un pino, che aveva mantenuto la snella grazia della gioventù, mentre eguagliava in maestosa altezza i più antichi monarchi della foresta. Alla sua cima svettava un serico stendardo, colorato come un arcobaleno. Dalla sommità sin quasi alle radici il tronco era rivestito di fronde di betulla e di altre frasche del più intenso verde, alcune foglie d'argento, tutte legate da nastri, che fluttuavano in fantastici nodi di venti colori diversi, nessuno dei quali triste. Fiori di giardino e fiori selvatici ridevan lieti in mezzo alla verdura ed erano così freschi e rugiadosi, che parevano spuntati, per magia, da quel tronco felice. Dove questo verde e fiorito splendore terminava, il tronco del Maggio era colorato con le sette brillanti tinte che sfavillavano sullo stendardo della vetta. Dall'ultimo ramo verde pendeva una folta corona di rose, alcune raccolte negli angoli più isolati della foresta, altre, di un rosso anche più profondo, spuntate da sementi inglesi importate dai colonizzatori. Gente dell'età dell'oro, la maggior preoccupazione delle vostre fatiche agricole era quella di coltivar fiori!
lunedì, novembre 06, 2006
Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts
Charlie Brown sta leggendo “I racconti del West”
Charlie Brown: “Moltissimi cowboy erano cavallerizzi eccellenti… Galoppare attraverso la prateria era senz’altro divertente, ma poteva rivelarsi pericoloso. Un cavallo può inciampare facilmente, infilando uno zoccolo in una buca…”
Sally: Non sarebbe stato più sicuro rimanere sui marciapiedi?
domenica, novembre 05, 2006
il mio microgiallo da sms
Il dittatore morì per una distrazione dell'assaggiatore. Il nuovo dittatore lo ringraziò e lo fece fucilare.
(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)
sabato, novembre 04, 2006
in punta di blog
bevimi: una fotografia con anima, corpo e un dolce retrogusto; di rita
vento d'autunno; di alkanette
ora aprimi; di camee
attimi; di renato
venerdì, novembre 03, 2006
Quino e la sua Mafalda
Miguelito: per quanto la maestra lo spieghi, non riesco a capire la storia del soggetto e del predicato!
Mafalda: E' facile, Miguelito, se io, per esempio, dico "La spazzatura rende brutta la strada", qual'è il soggetto?
Miguelito: Il sindaco?
giovedì, novembre 02, 2006
K.M.
La felicità è come quando si inghiotte improvvisamente uno spicchio splendente di sole nel pomeriggio.
Katherine Mansfield
mercoledì, novembre 01, 2006
taccuino campagnolo di un cittadino metropolitano
Dopo l'mms è arrivato l'invito a pranzo. E' una stagione eccezionale per S. che ama "andare a funghi"; per me, che invece ne sono solo un degustatore entusiasta, è una manna. Sabato scorso le fettuccine di C. hanno nobilitato il sapore del bosco. La cucina, ma soprattutto la compagnia, di A.C. e M. è stata la cornice perfetta per dare al prezioso piatto l'ambientazione rustica, familiare e appassionata che meritava. Il congelatore è stracolmo di appetitosi funghetti. Tra poco arriverà il freddo e già pregusto la tavolata di polenta al sugo dove quei funghi faranno la loro figura da vere gemme della natura.
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